Il destino di Sally lo decidiamo insieme
30 giu 2026 · 3 min di lettura
C'è una domanda che ho tenuto in testa per settimane prima di farla.
Poi l'ho fatta, e mi hanno risposto trecento persone.
Il destino di Sally lo decidiamo insieme.
Perché l'ho chiesto
Non perché non sapessi cosa fare. Le cose da fare erano tre, le sapevo tutte e tre, e ognuna aveva un pezzo che non mi piaceva.
L'ho chiesto perché ero stanca di essere l'unica che ci pensava alle undici di sera.
E perché — questa è la parte scomoda — sapevo già quale sarebbe stata la risposta, e avevo bisogno di sentirmela dire da qualcun altro per accettarla.
Non è una rinuncia. È una scelta fatta pensando a quello che è meglio per lei, e al suo recupero. Da oggi comincia un percorso diverso da quello che avevamo in mente.
Cosa vuol dire, in pratica
Vuol dire che la gara che le avevo promesso a settembre non la facciamo.
Vuol dire che il suo lavoro adesso è un altro lavoro, e che si misura in mesi e non in centimetri.
Vuol dire che il pezzo di me che aveva costruito tutto attorno all'idea io e Sally arriviamo lì deve trovarsi un'altra forma.
Non è una tragedia. Lo scrivo perché ho paura di farlo sembrare più grosso di quello che è: Sally sta bene, Sally è a casa, Sally è mia e resta mia. Cambia solo cosa le chiedo.
Ed è quella la parte difficile — non quello che le succede, quello che le chiedo.
La prima gara vera con Candy
Nello stesso mese, la prima gara con Candy che è stata una gara e non un esperimento.
C'è stato un momento, a metà percorso, in cui è successa una cosa che non avevo mai sentito prima con lei: sapevo dove sarebbe stata al salto dopo.
Non l'ho pensato. L'ho saputo.
Ed è lì che ho capito che tipo di cavalla è: onesta. Nel senso tecnico — non ti frega, non ti mette in difficoltà per farti vedere che può — e anche nell'altro senso. Se una cosa non le piace te lo dice subito, e se decide che ci prova, ci prova fino in fondo.
Protettiva, anche. Nei momenti in cui sono arrivata male, ha aggiustato lei.
La paura, tre mesi dopo
C'è una cosa che ho scritto a giugno e che è la frase a cui tengo di più di tutto l'anno.
Mi avevano detto che bastava rialzarsi. Non è vero. Ti rialzi, sì. Ma la paura non scende da cavallo con te. Resta lì dietro, a ogni salto. E per mesi pensi che il problema sia il coraggio.
Non è il coraggio. È che il corpo si ricorda prima della testa, e con il corpo non si ragiona: si rifà la strada da capo, piano, tante volte, finché smette di ricordarsi.
E poi, alla fine del mese
Alla fine del mese ho fatto una giornata normale in maneggio con tutte e due.
Una esce, l'altra entra. Nessuna gara, niente da dimostrare. Un giro al passo con le redini lunghe con la prima e uno con la seconda.
È il video di quel mese che mi piace di più, e non succede assolutamente niente.
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