Capitolo
008

Come faccio a sapere che mi vuole bene

31 ott 2025 · 3 min di lettura

La sella nuova è arrivata.

L'ho aperta come si aprono le cose che si aspettano da un mese. Odore nuovo, cuoio duro, quella rigidità che si scioglie solo dopo qualche settimana di lavoro.

La prima volta che l'ho montata mi sembrava di essere seduta sbagliata.

Ci ho messo tre settimane. E in quelle tre settimane ho capito una cosa che non si capisce da fuori: quando cambi qualcosa, il cavallo cambia con te. Sally si è messa a lavorare in modo un pochino diverso, e non è perché la sella fosse migliore — è perché io ero seduta in un altro modo, e lei si è adattata prima di me.

La domanda vera del mese

In mezzo a tutte le cose tecniche di quel mese — gli speroni sì o no, come mi preparo prima di una gara, come parlo con lei — la domanda che mi hanno fatto più di tutte era un'altra:

Come fai a sapere che ti vuole bene?

Non è una domanda romantica. È la domanda più pratica che esista, se hai un cavallo.

Cosa rispondo

Rispondo che non lo saprò mai come lo si sa con una persona.

Ma so tre cose.

So che quando arrivo, si gira. Non tutte le volte, non sempre subito — ma si gira, e non lo fa con tutti.

So che quando ho paura, lei fa un po' più attenzione. Non si spaventa con me: fa il contrario, rallenta. Ed è una scelta che fa lei, perché niente le impedirebbe di approfittarsene.

E so che quando sbaglio io, lei prova comunque.

Un cavallo che continua a provare anche quando gli chiedi la cosa sbagliata ti sta dicendo qualcosa. Non so se sia affetto. So che è fiducia, e la fiducia costa di più.

Quello che ho smesso di fare

C'è una cosa che ho smesso di fare quest'anno.

Ho smesso di arrabbiarmi quando sbaglia.

Non per bontà: perché ho capito che è inutile. Se rifiuta un salto, il perché c'è sempre, e nove volte su dieci il perché sono io — sono arrivata male, ho tirato, ho guardato per terra, ero contratta e lei l'ha sentito.

La decima volta il perché è suo, e allora è ancora peggio arrabbiarsi: vuol dire che c'era qualcosa che non andava e io non l'ho visto.

Quindi adesso quando sbaglia mi fermo, faccio un giro al passo e ci penso.

Sembra una cosa saggia. È solo una cosa che ho imparato sbagliando parecchio.

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