Il mese in cui non ho pubblicato quasi niente
31 dic 2025 · 3 min di lettura
Sei video. In tutto il mese.
L'anno prima, a marzo, ne avevo fatti sessanta.
Non è stata una pausa decisa a tavolino, e non è stata una crisi. È che a dicembre in scuderia non succede niente, e io ho deciso di non inventarmelo.
Com'è dicembre, davvero
È buio quando arrivi ed è buio quando esci.
Si lavora meno e più piano. Il campo è pesante, l'aria taglia, e le cose che si fanno sono le stesse tutti i giorni: coperta, fieno, un giro al passo, controlla che l'acqua non sia ghiacciata.
Non c'è una gara. Non c'è un progresso da mostrare. Non c'è nemmeno una giornata storta interessante — sono tutte giornate uguali, e la parola giusta è ordinarie.
Perché non ho riempito
Perché avrei potuto. Ci sono mille modi per riempire un mese vuoto: le curiosità, i video di repertorio, i ricordi dell'estate, le classifiche.
Ne ho fatti un paio, in effetti. Ma riempire tutto il mese così avrebbe voluto dire far sembrare che stesse succedendo qualcosa mentre non stava succedendo niente.
Se comincio a raccontare mesi che non ci sono stati, poi non c'è modo di sapere quali mesi ci sono stati davvero. E allora tutto il resto non vale più niente.
Un mese vuoto è un'informazione. Dice che d'inverno si sta fermi, che è vero, e che chiunque abbia un cavallo lo sa.
Le due cose che sono successe
Ne sono successe due, in realtà.
La prima: ho chiesto se secondo voi un cavallo può salvarti dalla tristezza. Era una domanda vera, in un mese in cui non ero al massimo, e non l'avevo detto.
Mi hanno risposto in tantissime, e quasi tutte hanno detto di sì. Alcune hanno raccontato cose grosse — periodi difficili, cose di famiglia, cose di scuola — e hanno detto che l'unico posto dove stavano bene era il box.
La seconda: Natale. Che in scuderia è un giorno come gli altri, con la differenza che ci vai vestita meglio e con più cose da portare.
La verità sul mese
La verità è che a dicembre ho pensato una cosa che non ho scritto da nessuna parte.
Ho pensato: l'anno prossimo facciamo i centoventi.
Con quella tranquillità delle cose lontane. Come se il tempo fosse una cosa che si programma, e come se il corpo di un cavallo fosse una cosa che sta ferma mentre tu fai i tuoi piani.
Mancavano tre settimane.
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